VITE PARALLELE · EP 3

Vite Parallele: Il mistero del manoscritto marchigiano a New York (EP 03)

Un messale dell'XI secolo rubato da una parrocchia maceratese nel 1925 e ora custodito alla Morgan Library di New York, e la storia di un emigrante quindicenne partito per l'Argentina: due furti, una sola famiglia, le Marche.

4 min · 15 ottobre 2025

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Due storie di furti e di resistenza si intrecciano in questa puntata: quella del sacramentario di Frontale, antico messale dell'XI secolo trafugato nel 1925 dalla parrocchia di Apiro (Macerata) e oggi conservato alla Morgan Library di New York, e quella di Domenico Binanti, emigrante quindicenne partito da Sanseverino Marche per l'Argentina di fine Ottocento. A unirli non è solo il cognome, ma uno stesso spirito di tenacia di fronte alla perdita e allo sradicamento.

Trascrizione

Trascrizione integrale

L'immenso porto della planta, la porta dell'Argentina, accolse un giorno di fino a 800 Domenico Binanti, un ragazzino di soli in 15 anni. Veniva da Favale una frazione di Sanseverino Marche, cittadina in provincia di Macerata. Aveva viaggiato 40 giorni per sfuggire alla miseria delle sue terre d'origine. Era l'inizio di una nuova vita, desausto, ma già pronto a cominciare. Fece amicizie al porto con un avventuriero, un paesano, come si diceva a quei tempi. Ingenuo, il giovane gli affidò i suoi risparmi in cambio di promesse. «Te le riporterò», disse il paesano, e invece Domenico fu vittima del primo furto della sua vita. Si ritrovò a quell'età, senza un soldo né un mestiere, in quelle lande deserte. Ma la sua non è certo una storia di disperazione. FURTI Una strana coincidenza mette in relazione quanto subito da Domenico al porto della Plata con un altro furto. E' notizia di questi giorni che a frontale, sempre a Sanseverino Marche e vicino a quel Favale di cui era originario Domenico, è ripresa l'antica battaglia per riportare in Italia un tesoro rubato. Era stato il parroco di frontale Don Nazareno Binanti, parente di Domenico, ad avviare dieci anni fa un'azione legale per il prezioso messale dell'undicesimo secolo rubato e finito prima in Svizzera, poi passato attraverso diverse mani fino ad approvare alla Morgan Library di New York. La Cassazione, cinque anni fa, dato ragione a Binanti. Manca però l'accordo tra il governo degli Stati Uniti e quello italiano. Il sacramentarium messale del 950, composto da 126 foglie di pergamena, ornata di seta, argento e avorio, è anche da considerarsi una reliquia di due santi. San Domenico l'Oricato lo ha conservato per tutta la vita dopo che gli fu donato da San Pier Damiani, quando questi lo invitò a fondare il Cenobio della Santissima Trinità sul Monte San Vicino nel 1049. Ma ritorniamo a Domenico. Derubato e umiliato, non si scoraggia. Senza una lira comincia a lavorare nello spurgo dei pozzi neri. A 15 anni, per gran parte della giornata, veniva messo a testa all'ingiù a pulire quegli scarichi. Il ragazzo non si deprime. Anzi, qualche anno più tardi è impiegato alla Bella, compagnia telefonica di moda a quell'epoca. Lavora a Rosario e a Mendoza. Infine diventa fochista delle ferrovie argentine che alimentavano i treni con la paglia delle Pampas, sterminate e non con il carbone. Domenico rientrerà in Italia a seguito della morte della madre, prima dello scoppio della Prima Guerra Mondiale. Guerra a cui partecipa. Combatte sull'Adamello nella Terza Armata. Con i soldi risparmiati in Argentina, poi, nella sua avventurosa e coraggiosa vita, sposa Anita di Apiro, una ricca benestante dei Mariotti dei Casalini. Aveva già comprato il terreno e la casa che oggi sono di proprietà di Luigi Binanti, nipote del valoroso Domenico.

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