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L'Ultimo Viaggio di Angelo Messi: Dal Porto di Genova alla Storia dell'Argentina (E01)

La storia delle radici marchigiane di Lionel Messi: dal trisnonno Angelo partito da Recanati nel 1893 ai 200.000 marchigiani emigrati in Argentina, fino alla cittadinanza italiana della Pulce iscritta all'AIRE di Recanati.

5 min · 10 ottobre 2025

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Nel 1893, Angelo Messi lasciò Recanati su una nave diretta a Buenos Aires: era il trisnonno di Lionel, il più grande calciatore di tutti i tempi. Radio 22 racconta come la grande emigrazione marchigiana di fine Ottocento abbia plasmato, tre generazioni dopo, un campione argentino — e come la cittadinanza italiana, l'AIRE e il museo dell'immigrazione di Recanati tengano vivo quel filo. Un racconto che incrocia anche le radici italiane di Javier Milei e del ct Lionel Scaloni, restituendo un affresco inedito sulla diaspora italiana in Argentina.

Trascrizione

Trascrizione integrale

Ignaro di ciò che sarebbe successo un secolo dopo, nel 1893 il recanatese Angelo Messi sbarcò a Barcellona. La nave Sud America, partita da Genova e diretta verso l'Argentina dove Messi stava andando a cercare fortuna, fece uno scalo proprio nella città spagnola. C'era una misera nera dalle nostre parti, non c'erano alternative che migrare. Angelo era il trisnonno della Pulce, Lionel Messi, uno dei più grandi giocatori di calcio di tutti i tempi. Lionel rimise piede a Barcellona dopo tre generazioni a 107 anni per giocare nella cantera, cioè la squadra giovanile, del Barca. Il Barcellona, mas che un club, era il 2000 e Messi, alto appena 148 cm, aveva solo 13 anni. E l'equipo catalan lo fece crescere, lo curò e fu ripagato nel tempo con 35 trofei vinti, più che ogni altro. Il trisnonno Angelo, a fine dell'Ottocento, partì da solo. I nonni da parte materna, i Cuccittini, partirono nel 1899 da una frazione di San Severino Marche e poi si imbarcarono con la nave Washington sempre da Genova. Erano i bisnonni dei genitori di Messi, Corche Orazio Messi e Maria Celia Cuccittini. Lionel Messi, il dio della pelota, è tutto marchigiano. Più di un secolo fa, gli immigrati eravamo noi. 200.000 marchigiani andarono in 100 anni in Argentina. Hanno fatto grande il paese sudamericano. Qua sono rimasti i parenti più o meno lontani. Leandro Messi è il cugino di terzo grado di Lionel e abita ancora a Recanati. Fa un lavoro che nulla ha a che fare con il calcio, si occupa di costruzione di statue in movimento per il presepe. Un lontano parente è anche l'ex pugile italiano Luca Messi, campione intercontinentale dei Pessimistici di Velter e si è ritirato una decina di anni fa. Nel 2010 il papà di Leo suonò il campanello del comune di Recanati. Erano i giorni della sentenza Bosman, quella che ha rivoluzionato il calcio, che consentiva a chi aveva un parente qua di diventare comunitario. Uno status ambito per i grandi vantaggi economici. Lo iscrisse all'aire l'anagrafe degli italiani all'estero. La pulce Messi ha ricevuto sempre il certificato elettorale. Leo, infatti, voterebbe a Recanati, dove sarebbe già pronta una folla ad osannarlo. Nel caso, e non solo, i quasi 3.000 italo-argentini residenti qui. C'è un altro argentino che recentemente ha voluto imitare Lionel. Si chiama Javier Milei, è l'attuale presidente del paese sudamericano. I bisnonni partirono da San Severino, come ha spiegato un grande studioso locale di cose di immigrazione, Fiorenzo Sartini. Ma Javier ha optato per la procedura d'urgenza e ha preso la cittadinanza italiana per via del famoso nonno ciccio partito per Buenos Aires nel 1926 da Coriano Rossano in Calabria. Un altro signore, Lionel Scaloni, ct della nazionale argentina, è originario di Massafermana. Praticamente il mondiale del 22, campione la Albi Celeste, l'abbiamo vinto noi tra macerata e fermo. Se visitate il museo dell'immigrazione di Recanati, eccellenza mondiale tra i musei del settore, potete ascoltare sei minuti di racconto dell'agricoltore ventottenni Angelo Messi. Il figlio dei mezzadri Pacifico e Lucia, attraverso le parole di un attore, spiega le sue scelte dal finestrino di un treno di fine ottocento. Angelo scelse di non fare il contadino, mestiere durissimo allora come oggi, e insieme al fratello Antonio lavorò a Montefanno. Angelo e Antonio sposarono due sorelle, Maria e Caterina Lattini, poi un giorno il cognato Pacifico, dalle terre lontane del sogno, da Rosario, scrisse loro una lettera, raggiungetemi. Partirono da Genova con Maria incinta di cinque mesi e arrivarono oltre un mese dopo a Buenos Aires, dove Maria partorì due gemelli. Poi ci fu un terzo che, dicono, fosse innamorato perdutamente del calcio.

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