SARDEGNA

Bacciu: “Fondamentale il collegamento tra università, istituzioni culturali e circoli sardi all’estero”

C’è una rete di competenze sarde nel mondo che può fare la differenza per lo sviluppo della Sardegna: persone che conoscono altri sistemi, altre istituzioni, altri modi di lavorare e che possono riportare idee, metodi e contatti. È un capitale spesso invisibile, ma reale, e…

4 min di letturaSardegna
Bacciu: “Fondamentale il collegamento tra università, istituzioni culturali e circoli sardi all’estero”
Bacciu: “Fondamentale il collegamento tra università, istituzioni culturali e circoli sardi all’estero”
Ascolta l'articolo0:00 / 4:23

C’è una rete di competenze sarde nel mondo che può fare la differenza per lo sviluppo della Sardegna: persone che conoscono altri sistemi, altre istituzioni, altri modi di lavorare e che possono riportare idee, metodi e contatti. È un capitale spesso invisibile, ma reale, e vale la pena imparare a usarlo bene. 

Mi chiamo Carolina Bacciu, almeno in Sardegna, perché sul passaporto e in Germania sono Caroline. Questa variabilità del nome riflette un mosaico di appartenenze con cui sono cresciuta. Sono nata in Germania. Mio padre era sardo e mia madre è tedesca. Forse proprio per questo, fin da piccola mi sono abituata a vivere tra più appartenenze e più lingue. Da bambina avevo una competenza passiva in sardo, anche se non lo parlavo. Allo stesso tempo, sentivo forte il bisogno di parlare bene l’italiano, la “lingua paterna”, per sentirmi più appartenente. Ci sono voluti anni prima di riuscire a parlare italiano senza sentirmi del tutto straniera. Nel frattempo, ho seguito la mia passione per le lingue e le culture vivendo in Perù, in Spagna e in Brasile, oltre che a Cagliari.

All’Università di Cagliari, con una borsa di studio, ho approfondito la linguistica sarda e ho iniziato a condurre indagini empiriche nei paesi dell’isola. Da lì è partita una serie di studi che oggi confluiscono nella mia tesi di dottorato, nella fase finale: mi occupo della distribuzione geografica di fenomeni grammaticali nei dialetti del sardo, cioè di dove e come alcune strutture cambiano da paese a paese.

Ricordo benissimo un momento, poco prima della laurea, che ha cambiato la direzione delle cose. Mio padre mi disse: “Se vuoi un consiglio su dove studiare bene le lingue romanze, chiama il mio amico professor Guido Mensching a Berlino”. Me lo disse con molta ammirazione: Guido, già da studente all’Università di Colonia, aveva studiato linguistica sarda e andava al circolo sardo a fare interviste in sardo. Decisi di chiamarlo e Guido Mensching mi disse: “Vieni a Berlino e facciamo linguistica sarda!”. Io replicai: “Ma io non parlo sardo!”. E lui disse semplicemente: “Ma puoi impararlo”. Era la prima volta che qualcuno mi diceva, con naturalezza, che il sardo si poteva imparare come qualsiasi altra lingua. Pochi mesi dopo ero alla Freie Universität di Berlino a studiare filologia italiana, spagnolo e antropologia e, in tutto questo, a lavorare sulla linguistica sarda.

La ricerca mi ha permesso di accedere alla lingua sarda da un altro punto di vista: valutarla come lingua romanza ufficiale e come lingua minoritaria d’Europa. È possibile promuovere la propria lingua già con il semplice atto di usarla. All’università abbiamo avviato corsi di lingua sarda e vari seminari su lingua, letteratura e cultura sarda; alcuni studenti tedeschi sono poi andati in Sardegna per esercitarsi. Per me è stato un segnale molto concreto: quando si creano spazi seri e continui, l’interesse nasce e si trasforma in legami reali con l’isola.

Oggi questo filo tra ricerca, istituzioni e comunità continua nel mio lavoro: sono science manager presso la Berlin University Alliance, dove mi occupo del sostegno e sviluppo dei profili junior accademici e dei percorsi di carriera nella gestione della ricerca. È un ruolo che mi ha insegnato a lavorare con istituzioni complesse e a trasformare idee in programmi.

I sardi emigrati nel mondo costituiscono una vasta rete. In molti settori esistono già professionisti, ricercatori e imprese – nell’isola e fuori – che potrebbero lavorare insieme per obiettivi comuni. Lo sviluppo di laboratori pratici per i giovani in Sardegna, incentrati su temi ambientali, come la prevenzione degli incendi, la gestione dell’acqua e l’ecoturismo, può costituire un punto di partenza per collaborazioni con i sardi emigrati. 

Credo fondamentale il collegamento tra l’università, le istituzioni culturali e i circoli sardi all’estero. Le comunità di sardi emigrati possono diventare una rete di competenze e opportunità anche per la Sardegna: in ambito economico, sociale, culturale e di ricerca. E qui entra in gioco una responsabilità più grande: siamo una generazione abituata alla mobilità e a vivere in contesti diversi, e proprio per questo possiamo (e dobbiamo) contribuire alla resilienza democratica. Salvaguardare la democrazia significa anche difendere le condizioni che la tengono in piedi ogni giorno: informazione, istituzioni credibili e libertà scientifica come prerequisito di una società aperta e forte.

Continua a leggere

Samantha Mavuli, talento sardo in Australia
DALLA SARDEGNA

Samantha Mavuli, talento sardo in Australia

Da Alghero a Sydney, Samantha Mavuli ha lavorato nella trasformazione digitale del sistema scolastico del New South Wales. Oggi rientrata in Italia, porta avanti un podcast che racconta percorsi di italiani nel mondo tra innovazione, scienza e imprenditoria.

Giovanni Giacchi · 19 maggio 2026 · da Sardegna

Rapporto METE, la fotografia dell’emigrazione
SARDEGNA

Rapporto METE, la fotografia dell’emigrazione

Il Rapporto METE fotografa la Sardegna in un periodo complesso a livello locale, nazionale ed internazionale: a cinque anni di distanza, gli effetti della pandemia appaiono aver determinato delle conseguenze sociali di lungo periodo. Soprattutto tra i giovanissimi; le…

15 maggio 2026 · da Sardegna

Newsletter

Ricevi le inchieste della diaspora ogni mese.

Una sintesi essenziale, senza spam.