Rapporto METE, la fotografia dell’emigrazione
Il Rapporto METE fotografa la Sardegna in un periodo complesso a livello locale, nazionale ed internazionale: a cinque anni di distanza, gli effetti della pandemia appaiono aver determinato delle conseguenze sociali di lungo periodo. Soprattutto tra i giovanissimi; le…

Il Rapporto METE fotografa la Sardegna in un periodo complesso a livello locale, nazionale ed internazionale: a cinque anni di distanza, gli effetti della pandemia appaiono aver determinato delle conseguenze sociali di lungo periodo. Soprattutto tra i giovanissimi; le conseguenze economiche dei conflitti in corso, gli effetti del cambiamento climatico, l’inflazione e l’incertezza sulle decisioni in materia di commercio internazionale da parte del governo statunitense determinano incertezze e difficoltà per il tessuto socioeconomico dell’isola, per le aziende isolane e, di conseguenza per le famiglie.
In questo quadro, si aggiungono le difficoltà derivanti da alcuni fenomeni e dinamiche che, consolidatesi nel tempo, hanno determinato delle crescenti difficoltà nelle famiglie: la mancata crescita dei salari; le difficoltà occupazionali delle classi più giovani e più in generale delle donne, anche con elevati titoli di studio; le crescenti difficoltà abitative, dovute al rialzo dei tassi d’interesse e quindi del costo dei mutui, all’aumento del prezzo delle abitazioni e alla riduzione nella disponibilità di abitazioni destinate ad affitti lunghi, effetto della diffusione di forme di integrazione al reddito legate alla diffusione di affitti brevi a finalità turistica.
In questa situazione, l’intervento pubblico, quando adottato, non è riuscito a supportare adeguatamente le famiglie. L’esito è che la Sardegna continua a perdere residenti, soprattutto giovani, quelli che dovrebbero costituire la popolazione attiva della Sardegna. I dati dimostrano che i giovani abbandonano la Sardegna già durante gli anni di università e che non ritornano o che, dopo aver concluso il proprio percorso di formazione, lasciano l’Isola per trovare un futuro migliore nella penisola o all’estero. Le previsioni confermano una situazione grave, con uno squilibrio crescente che vede aumentare la quota di popolazione over 65 con tutto il suo peso sul sistema pubblico.
Se nella precedente edizione di Mete l’aumento del numero di stranieri in Sardegna suggeriva un trend positivo, le ricerche qualitative di questa edizione fanno emergere alcune dinamiche da tenere in considerazione, se si vuole che le comunità straniere si integrino e rimangano nell’Isola. I dati di dettaglio e il confronto con le comunità straniere raccontano di comunità che crescono e altre che si riducono: calano comunità storiche che perdono gli anziani ma anche le seconde e terze generazioni, cresciute in Sardegna, che al pari dei nostri giovani, cercano altrove nuove opportunità; nuove comunità che avevano trend in crescita sembrano oggi non vedere più nella Sardegna un’opportunità; nuove comunità in rapida crescita sono l’effetto perverso delle 7 norme che rendono vantaggioso trasferire la residenza, ma non venire a vivere nei nostri comuni.
Tutto ciò avviene in un momento storico in cui le decisioni istituzionali contrastanti stanno cambiando le modalità di acquisizione della cittadinanza, sia per gli stranieri residenti in Italia che per i discendenti dei nostri emigrati italiani. In questo contesto in cui sono numerose le incertezze, è ormai arrivato il tempo di politiche ed iniziative realmente incisive, che possano provare a trasformare territori dell’abbandono in territori dell’opportunità, attraverso misure che, in particolare, incidono sui comuni più piccoli, spesso situati nelle aree interne, lontane da quei fattori che sono chiave per lo sviluppo economico, come ancora una volta dimostrato dalle analisi presentate.
Il confronto con altre realtà insulari europee e mediterranee ha messo in evidenza come l’insularità non debba necessariamente essere considerata una condizione che determina spopolamento e difficoltà economica: ciò che accade in altri ambiti europei mostra che, con gli opportuni interventi, è possibile rendere le isole dei territori attrattivi e competitivi. Servono riforme ed interventi strategici, con il coinvolgimento di tutti i soggetti che possono portare avanti proposte e iniziative e che possano promuovere quelle riforme strutturali di cui la Sardegna ha bisogno.


