TrascrizioneTrascrizione integrale
Abbiamo il piacere di avere con noi a radio 22 radici e migrastorie Ettore Pelati, Assessore della Cultura del Comune dei Recanati, da luglio dello scorso anno. Molte cose nel frattempo sono state fatte in senso positivo in ambito culturale, ma Ettore io vorrei partire con un dato personale che racconterai tu a chi ci ascolta. Grazie Giovanni, buonasera, è un piacere innanzitutto essere qui in questo bel laboratorio, in questa esperienza così diciamo più diristica del museo di emigrazione marchiciana per il suo settore, questo podcast che spero dia i risultati che merita. Il dato personale riguarda proprio la questione della migrazione, l'esperienza di cui sto per parlare è un'esperienza particolare perché è un'esperienza di emigrazione dall'Italia verso l'Italia, ovvero da una terra che è stata Italia fino al 1947 e dal 1947, dal 10 febbraio del 47 col trattato di Parigi è passata a quella che sarà la Repubblica Socialista Ingleslana e sto parlando proprio dell'Istria perché mia nonna, la madre di mamma, è nata a Pola nel 1904. A sette anni nel febbraio del 47 a bordo del famoso piroscopio Toscana con la propria famiglia è venuta nella sua madrepatria in Italia, in quella che ormai era ancora casa loro ma non era più l'Italia che avevano conosciuto. Cambiavano già le bandiere, venivano chiuse le case, le chiavi gettate in mare in un segno ultimo di resistenza a quella che era ormai la perdita di quelle terre e insomma con la famiglia partita da Pola verso Venezia e poi Trieste per poi costruirsi la propria vita proprio nelle marchi. E' molto interessante che proprio Recanati abbia un museo dell'immigrazione così importante. Assolutamente sì, ormai sono diversi anni che Recanati ha la fortuna di ospitare questa risorsa fondamentale non solo per la storia regionale ma per tutta la storia nazionale e per due motivi. Primo perché comunque un museo è un laboratorio di riflessione importantissimo, ci permette di analizzare la luce dei fatti, la luce delle prove tangibili in maniera critica quello che è accaduto in passato e ci permette anche di farci provocare dal passato, di dimostrare quanto il fenomeno migratorio sia stato per l'Italia in qualche modo anche una ferita aperta e che ancora sanguina perché si porta con sé una serie di esperienze spesso importanti, spesso tragiche e quindi ci costringe a riflettere, ci ammonisce perché soprattutto per noi che siamo amministratori, ovviamente non è il nostro piccolo ma penso a chi ha responsabilità ben più importanti, a ragionare su delle politiche che possano arginare quanto più possibile la necessità di emigrare e che il viaggio diventi qualcosa semplicemente, lo dico in maniera ovviamente utopistica, qualcosa che si fa solamente per piacere, non perché si è costretti ad abbandonare la propria terra in cerca di fortuna o peggio ancora di libertà. Soprattutto il museo dell'emigrazione mi sembra un esempio di come il pubblico e il privato insieme vincano. Assolutamente sì, il MEMA, il museo dell'emigrazione è perfettamente integrato nella rete Recanati Musei che comprende la Pinacoteca di Villa Colorado Melsa, la Torre Civica, il Museo della Musica, il Museo Beniamino Gigli dedicato appunto alla memoria del grande tenore, senza contare che nella Pinacoteca oltre a testimonianze importantissime degli iscritti di Giacomo Lopardi come per esempio la lettera al padre Monaldo che siamo riusciti a restaurare. Ecco, una notizia di qualche giorno, se non qualche ora. Esattamente, di qualche giorno fa, grazie al contributo importante anche qui altre testimonianze di come insomma pubblico e privato possono collaborare di Ancost che ha finanziato il restauro. Dicevo, accanto a queste testimonianze liepardiane importantissime abbiamo la bolla di Federico II che conferma i territori nel 1229, i possedimenti recanadesi e ovviamente le opere di Lorenzo Lotto tra cui l'annunciazione che è un po' il fiore all'occhiello della nostra offerta a livello di Pinacoteca. E la vostra offerta si arricchisce da una notizia che è anche questa di qualche ora fa che a dicembre proprio Recanati sarà sede del concorso lirico internazionale Tebaldi Gigli Corelli. Esattamente sì, è un concorso voluto fortemente dalla Regione Marche, un concorso che è un concorso internazionale che per chi conosce un po' prezza in maniera particolare il mondo della lirica, del bel canto, della musica classica, comprende quanto sia importante ricordare e valorizzare le figure. Certamente della Tebaldi, di Gigli e consentitemelo di Franco Corelli che è tenore anconedano, secondo me di cui si parla sempre molto poco rispetto alla sua reale grandezza, ovviamente Gigli essendo stato il principale alfiere del bel canto italiano e non solo il re nel mondo del novecento finché è stato in vita. Lo stesso Beniamino Gigli era un emigrato? Assolutamente sì, Beniamino Gigli tra l'altro è proprio in questo senso un esempio di quella sana italianità che siamo capaci di esportare all'estero a livello artistico ma anche a livello umano ed è anche per questo che stiamo molto orgogliosi a dicembre di ospitare quest'anno il concorso che sarà dall'8 all'11 e poi si concluderà nel 2026 a marzo proprio in occasione della nascita di Beniamino Gigli il 20 marzo con un concerto conclusivo, un evento conclusivo. Le Canetti lo sanno tutti alla città di Giacomo Leopardi quanto è profonda la sua impronta, quanto incide oggi la figura del più grande poeta di sempre possiamo definire così. Ma assolutamente sì, Giacomo Leopardi si respira letteralmente in ogni angolo della nostra città, non c'è non c'è occasione in cui uno ammiri gli scorci del paesaggio circostante guardando dalle mura, semplicemente affacciandosi alle finestre del palazzo comunale e non pensi all'infinito. Un genio individuale fortissimo inserito in un contesto evocativo e unico come quello di Le Canati, come quello marchigiano, ecco possano dare all'umanità così tanto a livello di capacità proprio di analisi del reale, perché non è stato solamente un grandissimo poeta ma è stato anche un filosofo, seppur non esprimendo un proprio sistema filosofico però insomma trasmette delle suggestioni e delle riflessioni uniche nel suo genere che lo ergono a uno dei capostipiti della cultura italiana e dell'italianità. E quindi Leopardi e Gigli, lo stesso museo dell'immigrazione, il polo museale in assoluto, abbiamo anche incontrato la direttrice Anna Poeti del campus dell'infinito, 1.200 studenti molti di origine italiana che arrivano a Le Canati, insomma un futuro rosso per la città. Questo è quello per cui lavoriamo e quello che ci auguriamo, è sempre molto bello vedere come questa grande offerta sia in qualche maniera valorizzabile e si può lavorare ancora di più in questo senso proprio con il coinvolgimento delle realtà private, proprio la Scuola Dante è un esempio di questo. È qualcosa di emozionante vedere questi mari, ragazzi di origine, con le famiglie di origine italiana che venendo in visita al museo dell'immigrazione, questo capita anche con le scuole, apprendono quella che è stata la storia dei propri avi, vanno a ricercare tramite il portale anche la storia familiare, l'origine e questo è congeniale anche a un grande progetto secondo me sul piano culturale ma anche economico è quello del turismo delle radici che portiamo avanti con Italia, con l'Italia amata.