TrascrizioneTrascrizione integrale
A Radio Radici e Migrastorie oggi una straordinaria testimonianza. Un marchigiano come noi che vive oggi a Marcinelle, proprio dove nel 1956, quest'anno ricorre il settantesimo della tragedia, ci furono 136 vittime italiane di cui 13 marchigiane. Urbano Ciacci, ci può raccontare innanzitutto quei momenti, insomma, come andò quella giornata e come andarono poi i soccorsi di cui lei fu protagonista? Io, quando è stata la catastrofe, ho preso le vacanze e sono andato a sposarmi. Sono arrivato il giorno dopo la catastrofe con mia moglie. Questa è la situazione in cui sono ancora vivo, il matrimonio che mi ha salvato. Poi lei stava ritornando, Urbano, verso il Belgio, quando successe tutto. Io, se mi ricordo, non la dimentico mai. No, che se mi ricordo. Io non la dimentico mai quel giorno lei. Non si poteva entrare noi dentro il museo, dentro la miniera. Ecco, colgo l'occasione per dire che oggi c'è un museo e quindi Urbano accompagna anche i visitatori a ricordare quel luogo nefasto di 70 anni fa. Il museo è venuto molto tardi perché avevano deciso di mettere tutta terra, di rasare al suolo e farci un supermercato. E noi, che po' di minatori che erano stati, abbiamo tenuto, abbiamo tenuto, siamo riusciti a fare un museo, di venire un museo. Era la storia così. Un pugno di minatori sono riusciti a fare un museo e basta. Eravamo 10-12 minatori, non hanno mai mollato le cose, siamo riusciti. E senza l'aiuto di nessuno, Urbano. Volevano rasare al suolo e fare un supermercato. E' questa la storia. Ecco, Urbano, ci puoi raccontare quel giorno maledetto, i tuoi ricordi a ruota libera? Io ero a Milano e capito come non posso raccontarlo. Per raccontare tutta la storia che c'è stata dopo posso raccontare quel giorno. Ecco, la vorremmo ascoltare per i nostri radioascoltatori. Grazie, Urbano. I giorni successivi entrava solo la gente di salvataggio. Ma fuori dal cancello tutti aspettavano che il marito, che il figlio. Capito? Era una catastrofe che è stata la più grossa in Europa. Poi dopo perché ha partecipato Urbano, da quello che risulta, ai soccorsi, anche dei suoi amici. Cosa è rimasto a Urbano di quei giorni? Che visioni ha? Cosa ricorda? Mi rimane che io ero lì quando i morti montavano. Li dovevo lavare con un tubo che erano, non si riconoscevano, neri, gonfi, come dei popotami, quelli che hanno galleggiato sull'acqua. Questa è la storia mia. Era, Urbano, chiedo, era una tragedia evitabile? Tanta gente domandano, vogliono sapere com'è arrivata questa, ma la verità non si arriverà mai, mai, mai a sapere, mai, mai. E per quale motivo? Il motivo? Queste sono domande che bisogna che i superiori domandare. Io ho detto già, anche troppo di quello, perché bisogna stare ancora attenti come si parla, signore Giovanni, bisogna stare attenti come si parla ancora. C'è un limite ancora su tutto. Ma le condizioni, Urbano, di sicurezza e lavoro in tutti questi anni sono migliorate o sono sempre le stesse? Hanno migliorato, sì, ma questa qui, questa miniera, era una miniera di terza categoria. Era tutto legno, capito? Sicurità c'era, ma non era una mina più moderna come tante, capito, come tante le altre miniere. E quindi, negli anni successivi, sono migliorate le condizioni dei lavoratori oppure è rimasto tutto lo stesso? Al termine, più moderne, questa società qui, il Bois-de-Casier, non ha il suo nome, è la Mercure. Bois-de-Casier, due parole che questa miniera è intorata dal bosco, capito? Allora l'hanno battisata Bois-de-Casier, altrimenti la società, la Mercure, è stata fermata un anno, poi è ripresa. La miniera è stata fermata nel 67, è stata la catastrofe del 56, poi è ripresa dopo un anno e ha lavorato ancora dieci anni, fino al 67, e poi è sparita dalla società miniera. Come si sente ormai ad essere praticamente uno dei pochi, se non l'unico, sopravvissuto a questa tragedia? Gli anni sono lì, gli anni di servizio, sono orgoglioso, ci tengo, è il solo miniatore che senti a parlare di quella miniera lì. Dopo di me non ce n'è più, io sono ancora l'unico che racconta queste cose. Ecco, la inviteremo, Urbano, perché stiamo organizzando con il Mela, cioè con il Museo dell'Immigrazione di Recanati, una giornata di ricordo delle vittime marchigiane di Martinell. Quali sono i suoi ricordi di Urbano delle Marche? Diciamo che Urbano è di Cartoceto originario. Io cosa mi ricordo? Non arrivo a dimenticare perché Cartoceto è il paesino dove sono nato. A Fano ho vissuto dopo di Cartoceto, sono cose impressionanti che non dimenticherò mai. Perfetto, allora Urbano, la inviteremo per altre testimonianze in occasione di questa giornata di ricordo nel settantissimo di Martinell. Intanto la ringraziamo molto, anche perché ricordi ai radioascoltatori quanti anni ha ormai. Sono del 35, ho fatto il 91 adesso a ottobre, il 17 ottobre. Benissimo, grazie mille e ci risentiamo a breve per qualche altra testimonianza. Ok, ci proviamo. Grazie a Daniele Ciacci che è il figlio che ci ha aiutato in questa conversazione e grazie soprattutto all'eroe Urbano Ciacci che difende ancora i concetti di sicurezza e lavoro. Perché ricordiamo che molti minatori... Molti minatori... ...di me che vogliono sapere che vengo al museo, se mi sento come mi sento, li faccio fare un giretto, li spiego... Grazie mille Urbano, grazie per l'invito. Stavo dicendo che per concludere che molti minatori sono morti poi anche di silicosi, sono morti solo nella tragedia e quindi ricordare delle condizioni estreme di lavoro... Ok, sì, sì, sono molti morti, ma sono quasi quei minatori dell'età sua e ce ne sono rimasti poco. Ecco, apposta lo chiamerò, insomma, che è riuscito ad affrontare il tempo e ad andare avanti. Complimenti e un abbraccio a tutti, allora, alla prossima volta. Grazie a lei e ci risentiamo più tardi. Grazie, grazie. Che vuol dire qualcosa? Ascolta, per noi quando si partiva col convoglio prendevano la gente dei 18 ai 40 anni, né più giovani né più vecchi. Un contratto di cinque anni, dopo cinque anni eravamo liberi. Ritornare in Italia, restare qui come ho fatto io. Ma dovevi finire il contratto. Se non finivi il contratto non ti diceva niente nessuno. Ma per te il Belgio non esisteva più, perché hai fatto una rottura di contratto. Sì, sì. Come è arrivato qua in Belgio. Certo, certo. Era molto giovane, aveva appena 19 anni quando è arrivato. Perfetto, perfetto. Va bene, vi ringrazio moltissimo e ci risentiamo a brevissimo. Un abbraccio a tutti, grazie. Ciao, ciao. Grazie, ciao e arrivederci Urbano.