VOCI IN VIAGGIO · EP 21

Voci in Viaggio Ep 21: I morti dimenticati. Intervista con Walter Basso

Le morti silenziose per silicosi e le stragi dimenticate nelle miniere del Belgio, da Marcinelle a Monongah: un'intervista con lo scrittore veneto Walter Basso, che ha dedicato quattro libri alle vittime invisibili dell'emigrazione mineraria italiana.

14 min · 26 febbraio 2026 · Veneto

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Nel settantesimo anniversario di Marcinelle, Radio 22 allarga lo sguardo oltre l'8 agosto 1956: Walter Basso, scrittore e giornalista padovano, racconta le decine di migliaia di italiani morti per silicosi o in tragedie minerarie mai commemorated — da Monongah (1907) alle miniere belghe del dopoguerra. Una ricerca personale e storica nata dal lutto familiare, confluita in quattro volumi e oltre 3.200 pagine. L'episodio affronta anche il nodo attuale della sicurezza sul lavoro e la memoria istituzionale assente, soprattutto in Vallonia.

Trascrizione

Trascrizione integrale

Ospite oggi a Radio 22 Radice Migratorie è Walter Basso, scrittore, collega giornalista per una ventennale collaborazione con Striscia La Notizia e soprattutto Walter Basso è uno studioso di argomenti che ci interessano direttamente, quale quello delle miniere, della sicurezza del lavoro, di Marcinelle, ne parleremo in questo podcast. Buongiorno Walter. Buongiorno a voi e grazie del vostro invito, grazie a te soprattutto, grazie. Buongiorno Walter e Veneto, ma noi ci occupiamo spesso come radio di Marcinelle, quest'anno è il settantissimo della tragedia occorsa nel 1956 in cui perirono 136 italiani, te ne sei occupato anche come studioso Walter? Sì, ma diciamo che io ho cercato di fare una cosa un po' più particolare perché avendo avuto nella mia famiglia due morti per il carbone benga, in pratica perché io ho vissuto per i primi sei anni della mia vita a Charleroi, Anderluc, il paese esattamente, con mio padre, mia madre e poi c'era anche mio zio. Avendo dato due uomini a questa causa, cioè mio padre è morto di sindicosi mentre mio zio è morto a sepolto vivo sette mesi dopo armarsi nelle vicinanze di una miniera. Ecco, ho cominciato questa ricerca diciamo 14 anni fa quando mi sono reso conto che non avevo mai ringraziato abbastanza mio padre per la vita che aveva fatto e mi sentivo in colpa. Quindi a livello psicologico ho cercato di ricordarlo e diciamo l'ho fatto con un primo libro che è I due volti della morte nera. Praticamente morte nera io l'ho intesa come il prestito alla peste. Praticamente morte nera perché? Perché la morte nera paziente ha ucciso mio padre nel tempo, morte nera violenta ha ucciso mio zio nella miniera. E io ho dedicato questa mia ricerca che poi è stato il frutto di quattro libri, ben quattro libri, 3200 pagine, ho voluto fare qualcosa che ricordasse Marsinelle principalmente, ma non solo Marsinelle, ma tutti gli altri caduti, tutti gli altri caduti che sono altre 8-9 Marsinelle mai ricordate e tutti i morti. Ecco ricordaci Walter, ricordaci appunto le tragedie minerarie che hai studiato perché noi parliamo sempre di Marsinella ma ce ne sono state in tutto il mondo e hanno coinvolto italiani. Beh la tragedia più grande che ha coinvolto gli italiani è stata a Monongah in America dove sono morti cinque, parlano ma sono sempre ufficiose, lo dico subito, parlano dai 300 ai 500 morti italiani. Qui è successo un fatto che è incredibile perché una donna di Belluno, quindi nella mia regione, che ha perduto il marito ormai ritrovato, quindi era stato sepolto nella miniera, per 28 anni ha portato a casa una cardiola o un sacco di detriti per sollevarli dal peso del suo corpo, del suo marito e dei suoi compagni. Bene in 28 anni ha fatto una collina che esiste ancora alta oltre 200 metri, oltre 200 tonnellate di carbone e detriti chiamata la collina dell'amore. Questa è stata la peggiore in assoluto dove gli italiani hanno pagato di più. Che anno era? Era il 1907, quindi molto indietro nel tempo. Poi c'è stata una che non mi viene mai ricordata, quando nell'epoca dei Mussolini, mi sembra nel 1942, che a Arcia, praticamente nella Croazia che ora è la nostra, c'è stata una disgrazia. Sono morti 187 italiani di cui ho riportato i nomi, però Mussolini all'epoca ha dichiarato che ne erano 65. Questi sono i due che hanno anticipato di molto la tragedia di Marcinelle. Marcinelle è stata la più grande tragedia belga, però non dobbiamo scordare le altre disgrazie. Per esempio io sono veneto, nel 1953 in un giorno sono morto 8 veneti in un solo incidente, però la mia regione ricorda solo i cinque nostri di Marcinelle, giustamente per carità, però non si può ignorare quelle che sono le disgrazie minori. Noi non parliamo dei morti silicosi, quindi noi parliamo di tragedie, esplosioni e incendi. Certo, io ho fatto anche un libro intitolato L'ultimo respiro, dove ho riportato sia a livello storico che a livello politico e sociale tutte le leggi che hanno contribuito a provocare tutti questi morti, perché purtroppo il discorso sarebbe troppo lungo. Le cose che ho ricepito io, perché dal Belgio non arriva nessuna informazione né della silicosi né dei morti in miniera, niente, non danno nessun dato. Si sanno i morti di Marcinelle, nome e cognomi, si sanno di un altro uno o due disgrazie grandi del Belgio, ma poi tutti quelli che sono morti in una volta sola, in due o tre alla volta, in cinque alla volta, nessuno sa nulla. Io ho recuperato, sul secondo libro che si intitola Caso della miniera, 619 pressoché sconosciuti, mai ricordati da nessuno, né in Italia né in Belgio. Praticamente sono andati in Belgio 140.000 uomini, 70.000 con il contratto che si festeggia il 23, si ricorda il 23 giugno, per cui io sarò ospite proprio in Limburgo per questa commemorazione, unico autore italiano, e per i morti della silicosi ho trovato dei dati che parlano di 40.000, perché la silicosi non si moriva solo in silicosi, la silicosi si trasformava in tubercolosi, si trasformava in tumori in varie parti del corpo, negli organi principali, e quindi questi non sono stati calcolati, ma non si riesce ad avere un dato preciso. Non vorrei che 40.000 fosse esagerato, ma non posso neanche dire se è giusto o no, questo non lo so. Però io dico, su 140.000 uomini andati in Belgio, se ne sono morti 30-40.000, è una strage. Per esempio, ti dico una curiosità, Marcinelli, tu hai mai letto su qualche rivista dell'epoca, scritto che è stata una tragedia, una catastrofe, una disgrazia, una fatalità? No, nessuno ha mai scritto strage. Io sono uno dei primi che ho sempre detto che è stata una strage, perché strage vuol dire coinvolgere qualcuno, e lì era una mancanza di sicurezza in assoluto, perché se pensi che le porte tra il fuoco, Marcinelli, erano in legno, se poi ti dico che i cavi della corrente in alta tensione erano vicinissimi ai cavi dell'olio in pressione altissima, che quando sono stati rotti hanno provocato l'incendio, se poi ti dico che le scese dell'ascensore erano in legno, le guide, allora uno dice che non c'è casa. E' un grande merito che è portato alla luce e è ricordato quante persone, quanti lavoratori sono morti di silicosi, che è una cifra che in genere non è nota e di cui non si parla. Ma tu credi, per fare un approfondimento sull'oggi, che siano cambiate moltissimo le condizioni di sicurezza sul lavoro, oppure pensi che ancora abbiamo dei problemi strutturelli che vanno risolti? Noi in Italia ne abbiamo sicuramente, dopo però posso dire una cosa per un istante attuale, che c'è molta gente che se ne prega, c'è anche il capo cantieri e cose del genere, io lo so perché abbiamo fatto servizi di prestigio più delle volte, che non obbligano i loro lavoratori a mettersi il casco, a mettersi il cinghie per restare in possibilità di non cadere, quindi c'è una responsabilità sicuramente dello Stato, c'è una grande responsabilità e c'è anche una responsabilità civile da parte nostra, bisogna che la gente metta in testa i titolari delle aziende dove ci sono lavori pericolosi, devono dare le garanzie ai loro lavoratori, se no bisogna che cambiano le cose. Poi sulle miniere diciamo che in Russia, in Cina e in Africa le condizioni sono ancora le stesse, mentre nei paesi più evoluti le condizioni sono cambiate e c'è molto meno pericolo, però per mettere il lavoro in Italia bisogna fare un'educazione migliore e ci vuole un impegno migliore anche da parte soprattutto delle aziende, perché vedo aziende e conosco di aziende che se ne pregano altrimenti dei metodi di sicurezza. E' un tema attualissimo Walter, allora dove possiamo trovare i tuoi libri? Li puoi elencare e dirci dove li possiamo leggere? I miei libri sono difficilmente ancora in distribuzione perché ne ho di una parte, un tanto di stampo. Il primo libro di Due volte la morte nera dedicato a mio padre e a mio zio e al rapporto mio nella famiglia con loro, che è un po' tutti, è stato distampato cinque volte e ne ho due poi. Però i miei libri si possono trovare sia anche su Amazon, sulle piattaforme online, oppure purtroppo non ho la distribuzione nazionale, però se c'è la possibilità di avere un contatto con qualche associazione, qualcuno potrebbe essere voi, io posso inviarli. Forniamo a chi ci ascolta magari una mail di riferimento tua se volessero leggere questi libri e così dai un aiuto anche a rintracciarli. Il mio email è molto semplice, infopiocciola.walterbasso.it E così possono andare anche sul tuo sito. Il mio sito penso sia stato cancellato perché ci sono delle norme ultimamente molto pesanti per gestire un sito che io da piccolo ritorno non riesco, ma comunque le mail funzionano e poi si troverà qualcosa che sostituisce il sito a breve. Però se mi chiamano qua oppure cercano su Amazon o roba zelda, anche oggi ho ricevuto una richiesta da parte di una piattaforma di libri di Mantoa che mi ha ordinato dei libri praticamente questi. Però è una bella cosa perché avrei bisogno di allargare il mio giro di giorni, il lavoro non è facile. Sono più conosciuto da questo punto di vista in Belgio dove ho presentato tutti i miei libri. Poi l'ultimo dedicato alle donne degli immigranti nostri nel Belgio l'ho presentato il 10 di luglio e ho avuto una gratificazione. Sono abbastanza soddisfatto, mentre nel Belgio ho presentato tutti i libri anche più volte, invitato anche dal consul generale, anche invitato dai consul di Charleroi, anche dal vicepresidente della camera di commercio di Bello. Nel Limburgo c'è la volontà di ricordare, in Vallonia no. In Vallonia hanno cercato di cancellare tutto quello che ci riguarda, forse per la vergogna, perché la maggior parte dei morti è avvenuta tutta nella Vallonia. C'erano 160 miniere mentre nella Vallonia ce ne erano 7. Quindi in Limburgo c'è veramente la memoria dei minatori. Ho presentato un libro in chiesa, il prete ha voluto che lo presenti in chiesa per gli italiani, e ho notato che nell'altare, dietro l'altare noi abbiamo il Collegio Fisto, abbiamo la Madonna, abbiamo tutta questa cosa e loro avevano questa chiesa. Aveva da un lato un minatore e dall'altro la famiglia era formata da una donna, un bambino e una bambina. Questo è un omaggio ai nostri genitori, ai nostri nonni. Questo è il grande omaggio che si possa fare, ricordare, non dimenticare e onorare. Master Basso, grazie. Ti vogliamo qui a Radio Radici per i podcast su Mersinella. Quest'anno, ricordiamo il settantissimo, è un evento ad aprile e maggio che faremo all'ottimo museo dell'immigrazione marchigiana di Recanati. Grazie ancora. Grazie a te e a chi sentiamo sicuramente volendieri. Grazie di cuore. A presto. Grazie. Ciao, buona giornata a tutti gli ascoltatori.
Ospite

Walter Basso

Scrittore, editore e giornalista padovano, Walter Basso ha dedicato quattro volumi — tra cui <em>Carne da miniera</em> e <em>Fino all'ultimo respiro</em> — alla ricostruzione delle vittime italiane nelle miniere del Belgio dal 1946 al 1973, recuperando oltre 600 nomi di caduti pressoché sconosciuti. Ha collaborato per oltre vent'anni con <em>Striscia la Notizia</em> ed è fondatore delle Edizioni Scantabauchi.

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