VOCI IN VIAGGIO · EP 23

Voci in Viaggio Ep 23: Tra comunicazione e turismo delle radici. Intervista con Valeria Monti

Il turismo delle radici secondo Italea: strategie di comunicazione, sfide economiche e dati sulla diaspora italiana nel mondo, tra report Migrantes e flussi AIRE.

16 min · 1 aprile 2026

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Il programma Italea — progetto PNRR del Ministero degli Affari Esteri per il turismo delle radici — è al centro di questa puntata, con un'analisi concreta delle sue potenzialità e dei suoi limiti attuali. Valeria Dos Santos Monti, responsabile della comunicazione di Italea, racconta come il progetto connetta italo-discendenti con borghi e archivi d'origine, tra ricerche genealogiche e matrimoni simbolici. La conversazione si allarga ai dati del Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes, alla diplomazia della cucina italiana e al ruolo dei social come leva per la diaspora.

Trascrizione

Trascrizione integrale

Per i podcast di radio 22 radici e migra storia abbiamo oggi con noi un'esperta di marketing, di social, la responsabile della comunicazione di Italea. Cos'è Italea? Valeria Dos Santos Monti. Allora, Italea è un progetto voluto dal ministro degli affari esteri che cerca di portare informazioni e notizie e anche un turismo che sarebbe il turismo dei radici, è sempre a parte del turismo esperienziale. E qual è il differenziale di questo? Sono tutti discendenti italiani che sono all'estero e portiamo un'opportunità specializzata di fare questo ritorno in Italia. Turismo o residenza? Allora, turismo. Siamo specializzati nel famoso turismo delle radici. Esatto, l'idea è creare esperienze genuine, nel senso che è un turismo un po' diverso, parte che è fuori del turismo proprio di massa e di solito questi emigrati vengono dai piccoli paesi. Quindi è interessante giustamente per questo. Loro probabilmente già conoscono le grandi città italiane e adesso si rivolgono proprio al piccolo borgo dove viveva il loro antennati. Beh, allora sembra che questo turismo delle radici debba avere un grande futuro, ma nel contempo ancora questi numeri non ci sono. Io faccio riferimento anche a un dato di quest'anno, che è quello della Fiera di Matera, del Ruzin, che è l'unica fiera italiana dedicata al turismo delle radici, appena conclusa, che non ha avuto i numeri che si aspettavano, o meglio li avuti, ma ancora questo è un business tutto da fare. Perché? Sì, abbiamo cominciato a sviluppare questo progetto nel 2023-2024-2025, quindi è veramente un progetto ancora recente. Diciamo che la situazione economica mondiale non ci ha aiutato in questo senso. Oggi la maggioranza, a parte quelli emigrati in America, che hanno già una situazione un po' più stabile, la situazione economica di altri paesi come Brasile e Argentina non ci ha aiutato in questo tipo di turismo al momento. Che potrebbe portare ad esempio anche a colpire settori particolari, tipo i matrimoni in Italia, per esempio. Esatto. Come ha fatto Francis Forcopola, la figlia regista, si è sposata in Italia, in Basilicata, nel paesino di cui era originario Francis Forcopola, quindi portando un'enorme pubblicità alla Basilicata in quel caso. Ma questo potrebbe avvenire in tutta Italia. Sì, esatto. Sul nostro sito abbiamo diversi collaboratori, fra i collaboratori che abbiamo come Italia abbiamo anche The Wedding Planner, nel senso che le richieste del turista delle radici sono un po' più particolari dal solito turista, nel senso che passiamo anche per un percorso molto emozionale e quasi psicologico, diciamo così. La parte bella sono i matrimoni e gente che cerca di venire nel borgo dove era nato questo antenato e fare un matrimonio lì. Altre richieste, per esempio, è trovare il tumulo di famiglia, trovare la chiesa dove sono sposati i nonni. Ecco, nel reperire i documenti c'è sempre un problema però ancora, è vero? Esatto, perché abbiamo fatto anche questo tipo di collaborazione con gli archivi della regione, delle province, che sono divise per province, per facilitare questo processo che non è... sappiamo che per noi come cittadini è già una cosa un po' difficile, un po' burocratica, quindi il turista che fa una richiesta a Italia ha questa facilità di trovare un documento perché noi abbiamo già altri canali che la persona comune di solito non riesce a avere. Insomma, per sintetizzare, serve un po' di organizzazione anche centrale, da Italia Centrale, la quale ha lanciato insomma queste 21, una per ogni regione, 21 Italia in tutta Italia, però è mancata questa spinta propulsiva dovuto anche, come dicevi giustamente, al fatto che in questo momento con le guerre tutte bloccate, viaggi eccetera, quindi è una cosa fisiologica, una cosa sulla quale insistere, tutt'altra cosa sono i dati che ci arrivano dalla quella che chiamano diplomazia della cucina italiana, del cibo italiano. Vale quest'anno 23 miliardi di euro, che è una cifra sballorditiva, ed è stata propagandata in tutto il mondo attraverso la settimana della cucina italiana, ogni anno la fanno tra ottobre e dicembre in tutto il mondo. Ora, il cibo è una cosa, il cibo italiano, l'enogastronomia è una cosa che ovviamente, Valeria, attira moltissimo. Che ne pensi? Sì, è sempre collegato all'argomento anteriore di come si è diffuso in tutto il mondo la cucina italiana, giustamente perché è stata portata dagli emigranti italiani in tutto il mondo, quindi da lì sappiamo anche i prodotti italiani, tutta la filiera di prodotti sono esportati e venduti all'estero giustamente per questa forza che la cucina italiana ha nel mondo. C'è una notizia di questi giorni che mi ha fatto sorridere, perché è testimonial, nuovo testimonial dell'eccellenza italiana nel mondo, è il personaggio dei fumetti Diabolik, che te ne sembra Valeria? Cioè Diabolik, un personaggio dei fumetti, però c'è una ragione a questo, perché dice che in questa maniera arriva via social a quegli strati giovani della popolazione che sennò non si interesserebbe di eccellenze italiane. Esatto, nella mia generazione in Sud America avevamo Topo Gigio, quindi abbiamo rinnovato Topo Gigio con Diabolik. Con Diabolik. Ora, sempre nell'ottica di informare sugli italiani nel mondo, che è un po' il nostro lavoro, abbiamo una ricerca recente molto interessante della Fondazione Migrantes. Valeria, mi puoi leggere qualche dato importante su questo report della Fondazione Migrantes, che ci dà delle evidenze che conoscevamo, ma in maniera molto molto seria. Cioè i cervelli in fuga sono tantissimi, ma non sono in fuga solo per necessità, ma perché proprio lo vogliono fare, vogliono andarsene dall'Italia. Noi tutto questo patrimonio che abbiamo di intelligenza ce lo stiamo perdendo. Vediamo un po' cosa dice a livello dei dati. Non fuga di cervelli, ma talenti che scelgono l'analisi impietuosa nel report della Fondazione Migrantes. Saudo migratorio a 817.000. Meno 817.000 italiani tra quelli che entrano e quelli che escono. È un dato. Un milione di persone, soprattutto giovani, che se ne vanno. L'Italia fuori dell'Italia. Al primo gennaio 2025 risultano iscritti all'anagrafi per gli italiani all'estero, AIR, 6,4 milioni di persone. Pare quasi a un italiano su 9. L'Italia fuori dell'Italia è ormai la ventunesima regione. Sono dati che vorremmo commentare perché ovviamente una politica per riportare i cervelli italiani all'estero non c'è. Recentemente sono stato una convention di Sardi nel mondo e chi parlava erano tutti giovani, ricercatori, scienziati, tutti ultra qualificati. Vivono in Giappone, in Australia, in Germania o in nuovi paesi in cui vengono pagati almeno 3-4 volte di più. C'è una maniera di farli tornare o no? A tuo giudizio. Metto un'informazione interessante qui. Accanto ai giovani, tra gli italiani e i residenti all'estero, crescono anche le donne più 115,9% in vent'anni dati AIR. Gli over 50, spesso noni o lavoratori che raggiungono figli o nipoti all'estero. Questo dato delle donne per me è un dato, un'informazione importante nel senso che vedo la difficoltà delle donne di mantenere il lavoro e la cura della famiglia. Quindi politiche che possano sopportare le donne e le famiglie in questa situazione sono benvenute. Faccio il paragone con la Francia, ho vissuto due anni in Francia. La politica di natalità francese dà dei benefici diretti alle donne che l'Italia nemmeno lo so. Senti ci racconti qualcosa di vicenda personale. Come sei arrivata in Italia? Ti sei sposata in Italia? Allora sono sposata a Rio in Brasile e abbiamo fatto due anni a Parigi, dopo siamo rientrati in Ancona dove era originario mio marito. Quindi abbiamo fatto un processo di immigrazione, abbiamo fatto più di una tappa diciamo così. Però al contrario. Come vedi attualmente l'Italia insomma da un punto di vista di accoglienza sia sul lavoro che sulla competitività? Perché è quello di cui parliamo sempre. L'accoglienza... sempre sono stata accolta, non ho avuto grossi problemi di attrazione, niente. Sul lavoro mi sono dovuta inventare un altro lavoro, quello che facevo in Brasile. Proprio qui non avevo opportunità di lavorare e per questo quello che era un hobby mio personale è diventato un lavoro. Allora un'altra notizia è questa che 6 milioni e 382 mila dall'ultima rilevazione sono gli italiani residenti all'estero con un aumento del 4% rispetto all'inizio dell'anno. È tutto confermato sulla scia di quello che stavamo dicendo. La maggioranza degli espatriati, cioè il 74%, si dirige in Europa, in particolare verso Germania, Spagna, Regno Unito, Svizzera e Francia. Per ciò che riguarda la migrazione secondaria, opportunità lavorative o familiari, il destino è la Spagna in primo luogo e gli Stati Uniti. Altre destinazioni significative includono Regno Unito, Svizzera, Germania e Francia. Ma i paesi con maggior numero di residenti italiani sono l'Argentina, un milione, la Germania 847 mila e il Brasile 671 mila. Ora come possiamo fidelizzare, per usare un termine economico anche brutto, però come possiamo stimolare, per esempio tu che sei brasiliana e italiana in Brasile, per creare un canale di comunicazione giusto? Allora, secondo me, sono i social, che è la comunicazione più, in questo momento, più facile e più adeguata, penso. Anche perché sulla modalità sui social i numeri brasiliani sono altissimi, nel senso che ci sono, io che seguo Instagram, diverse modifiche su Instagram arrivano prima in Brasile che in Italia e diciamo che c'è questo collegamento diretto fra Stati Uniti e il Brasile in riferimento alla tecnologia. Siamo all'altezza, Valeria, secondo te, di creare un impulso di ritorno attraverso i social? Sì, certo, certo. Oppure servono degli eventi internazionali? Penso che il social oggi è proprio un modo di avvicinarsi delle persone, per esempio, quando parliamo di viaggi, oggi una persona prima di comprare un pacchetto, di andare di là e fare una fisicamente questa decisione, prendere decisione fisicamente, va su Instagram, cerca un hashtag del luogo e cerca il video del luogo, vuole vedere, vuole sentire in prima persona come stare in quel luogo. Quindi da lì si partono le decisioni. Quindi oggi penso che è una ferramenta importantissima da essere utilizzata per qualsiasi persona che voglia avvicinarsi di un altro pubblico. Valeria, non ci mette paura un mondo vissuto da remoto? Sì e no. Secondo me ci sono modi di usare di un modo molto positivo e tutto sta nell'equilibrio. Penso che sono della prima generazione di passare dall'analogico completamente a quello che abbiamo della tecnologia oggi. Quindi sono passata a sentire la musica nella cassettina lì, a avere oggi Spotify, podcast e altre cose sul telefono. Quindi una via di mezzo è sempre necessaria. Allora Valeria Dos Santos Monti, grazie e sarai ospite ovviamente delle prossime trasmissioni Radio 22 Radice Migra Storie e noi diamo appuntamento al prossimo podcast con dei collegamenti veramente interessanti.
Ospite

Valeria Dos Santos Monti

Responsabile della comunicazione di Italea, il programma PNRR del Ministero degli Affari Esteri dedicato al turismo delle radici. Di origine brasiliana, vive in Italia dopo esperienze a Rio de Janeiro e Parigi; si occupa di marketing digitale e strategia social per la piattaforma nazionale italea.com.

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