VOCI IN VIAGGIO · EP 1

Voci in Viaggio EP 01 - Intervista a Paolo Masini

Paolo Masini, Presidente della Fondazione MEI di Genova, racconta la missione del Museo Nazionale dell'Emigrazione Italiana: dalla rete dei musei locali ai nuovi progetti come il Civico delle Radici e la May Experience Room itinerante.

10 min · 17 ottobre 2025

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L'emigrazione italiana come grande narrazione popolare e collettiva: ne parla Paolo Masini, Presidente della Fondazione del Museo Nazionale dell'Emigrazione Italiana (MEI) di Genova. Dall'hub genovese al museo marchigiano di Recanati, passando per i protocolli con CGIE e Comites, l'intervista esplora come l'Italia stia costruendo una memoria condivisa della diaspora. Al centro anche il progetto Civico delle Radici — targhe con QR code che fanno parlare i palazzi degli emigranti — e il dibattito sulla riforma della cittadinanza.

Trascrizione

Trascrizione integrale

Allora, abbiamo con noi Paolo Masini, Presidente della Fondazione Museo Nazionale dell'Immigrazione. Una volta ha detto che è la più grande narrazione popolare e collettiva di questo Paese. È questo il titolo dell'epopea degli italiani nel mondo? Intanto grazie, grazie dell'invito in questa bella radio che fa cose belle, utili e intelligenti. Io la definisco così perché di fatto lo è. Questa è una grande narrazione che unisce l'Italia, devo dire anche dal punto di vista del passaggio degli anni, dal punto di vista della trasversalità anche. È una cosa che fa bene raccontare perché fa bene sia al passato ma soprattutto al futuro del nostro Paese. Un'altra volta ha scritto che il futuro ha radici antiche. Mi sono rivisto tutto. Lei ha studiato molto. Quindi le migrazioni hanno radici antiche e vanno spiegate. Concorda in questo? La lettera ci metteva altri tre mesi per arrivare. Dobbiamo pensare che ci sono stati i nostri connazionali che hanno fatto dei sacrifici enormi per migliorare la loro vita ed è bene che sappiamo queste storie perché poi guardiamo anche con occhi diversi le migrazioni attuali. Ci siamo dimenticati Masini di quella miseria di quegli anni? A volte sì. A volte sì. Io quando vedo trasmissioni televisive che per aprire un pacco si guadagna quello che guadagna un operaio con 37 vite dico sì, forse a volte perdiamo la bussola. E là c'è gente che per poche lire si spaccava la schiena e cercava di rimandare dei soldi qui in Italia come fanno appunto i migranti adesso che vengono da altri Paesi. E ha varato tempo fa un progetto che si chiama Rimettiamo la storia al suo posto. Di che si tratta? E' un progetto che ho fatto non come Presidente del Museo Nazionale delle Migrazioni ma su Roma più che altro perché quella è la mia città che tende a ridare dignità a coloro che non l'hanno avuta nella vita. Pertanto a vari percorsi tra questi abbiamo messo il busso di Andresa Cheghiar che era il luogotenente di Garibaldi che in quanto nero la toponomastica non si era curato di lui. Invece era proprio la persona più vicina ad Anita Giuseppe e noi dopo 170 anni abbiamo fatto il bus al Gianicolo, ora lì insieme all'ambasciata di Uruguay, al nostro ambasciatore italiano a Montevideo. Abbiamo fatto una grande festa e abbiamo rimesso la storia al suo posto. Il museo per eccellenza è quello genovese ovviamente. E' il museo nazionale. Papà di tutti i musei. E' il museo nazionale laddove il governo italiano ha deciso di parlare in maniera importante dell'immigrazione italiana. Ma noi e non a caso sono qui oggi, ci sono tanti musei che spesso a mani nude fanno un lavoro enorme. Il museo dei Reganati è uno dei più belli in assoluto, dei più lungimiranti, dei più innovativi. Pertanto è bene che riusciamo a mettere in rete tutta questa storia, una rete che tra l'altro comincia proprio dalle Marche. Io mi ricordo che feci con l'Istituto Italiano di Cultura a New York una diretta online dove appunto i dirigenti della Regione Marche insieme a Luigi e a molti altri erano lì per lanciare questa idea di mettere in rete i musei. Poi di fatto quello che facciamo, perché noi essendo nazionali siamo un po' l'hub dell'immigrazione italiana e stiamo chiedendo un accordo con il MIM, con il Ministero. Grazie anche in vista della legge presentata da Fabio Porta, un deputato italiano eletto in Sud America, che ha proposto l'insegnamento dell'immigrazione nelle scuole. Pertanto il lavoro nostro di tutti i musei locali sarà fondamentale in questa direzione. Rete Consolare Comites, quali sono attualmente i rapporti con chi rappresenta gli italiani all'estero e come renderli migliori? Allora, sono ottimi. CGE, Comites, pochi giorni fa eravamo con Chiara Prodi all'inaugurazione di una mostra che abbiamo fatto in questi giorni, inaugurato per il Giubileo del Mondo Missionario dei Migranti vicino San Pietro. Si chiama Come Ponti sul Mondo, parliamo delle missioni italiane nel mondo e i rapporti sono ottimi, tanto ottimi che per esempio l'altro giorno abbiamo chiuso l'accordo con il Comites di Bogotà e dal 23 novembre porteremo la nostra May Experience Room, che è il nostro museo itinerante che viaggia il mondo, con le storie degli italiani appunto in Colombia. Pertanto sono ottime, siamo a disposizione. Credo che la cosa che ci abbia contraddistinto in questi anni sia proprio l'apertura, la disponibilità. Abbiamo firmato più di 130 protocolli d'intesa e chiaramente con le associazioni di italiani nel mondo il rapporto è proficuo. A che punto è quello che potremmo chiamare il database dell'italianità? Cioè abbiamo che lei sappia al momento cifre certe sugli italiani nel mondo? Sì abbastanza, poi cambiano e variano, però c'è un'altrettanta Italia in giro per il mondo, il ruolo che dobbiamo fare noi in qualche maniera è ancora tenerla insieme, parlare sì della storia ma stando attento a non volgere lo sguardo al passato ma solo al futuro. Quelle storie ci servono per capire come dicevamo prima, per capire un percorso che è stato fatto, però per esempio al museo di Genova c'è una parte realizzata con Rai Italia che parla degli italiani attualmente all'estero e su questo puntiamo molto soprattutto con i giovani e sui giovani, quelli che noi chiamiamo gli italiani in rete, i ragazzi in rete non in fuga, i cervelli in rete preferiamo chiamarli. A questo proposito tempo fa è stato scelto un testimonial del nostro patrimonio immateriale che sono i gesti, quindi l'artista della gestualità Luca Vullo, abbiamo visto delle performance incredibili di Luca, quanto è importante la voce nel corpo per spiegarci? E' importantissimo e per gli italiani ancora di più, abbiamo scelto non a caso Luca Vullo che è considerato l'ambasciatore della gestualità italiana nel mondo come testimonial, perché immaginiamoci appunto i nostri emigranti di tanti anni fa che andavano lì senza sapere una lingua e la gestualità era lo strumento migliore e maggiore. Tempo fa in un'inaugurazione il sindaco Bucci, noi siamo a Genova pertanto ora Presidente della Regione ma l'ecupo era il sindaco Bucci, e diceva che è stato in molti anni, lui era un ingegnere negli Stati Uniti, che il suo capo gli bloccava le mani quando parlava perché dice fermati un attimo, parla e basta. Noi abbiamo questa dote innata che spesso è utile, apposta scegliamo Luca Vullo come testimonio. E cosa ne pensa della decisione di dare il passaporto italiano, secondo le ultime normative, solo a chi ha i nonni qua e non più di tre, quattro, cinque generazioni? È stata una scelta abbastanza contestata anche proprio dai comitessi, lo stesso Presidente Mattarella ne ha parlato. Credo che si poteva fare meglio, da una parte era giusto mettere in qualche maniera un freno perché davvero c'era a volte delle sasperazioni di quel modello, però si poteva fare meglio e credo che ci si sta lavorando, l'appello anche di Mattarella vada in quella direzione. Si conclude sempre con i progetti, cosa c'è in questo momento in campo di iniziative per la promozione dell'italianità all'estero? Due ne abbiamo detti, quelli del Giubileo che finirà il 16 novembre, a Roma siamo a Santo Spirito in Sassi, a 100 metri da San Pietro, dove appunto questa sala immersiva ci fa ripercorrere la storia delle missioni agli italiani, pertanto da Madre Gabbrini, Bonomelli, Scalabrini eccetera, fino ai giorni nostri, perché le missioni sono un pezzo importante della nostra emigrazione all'estero. Uno dei progetti sul quale stiamo puntando molto, uno dei motivi per i quali sono qui, è il civico delle radici, noi abbiamo lanciato questo progetto, mettiamo una targa fuori la casa o comunque un luogo simbolico di un emigrante o di genitori di emigranti che abbiano fatto cose importanti, però questa targa ha una particolarità perché sia appunto il civico delle radici, il logo è un albero con le radici ben piantate a terra, ma i rami man mano diventano degli uccelli che poi partono, ma la particolarità è che ha un QR code, accedendo a quel code il palazzo ti parla, ti racconta la storia di quel bambino che da lì è partito e poi che fine ha fatto, è un progetto sul quale puntiamo molto, ne faremo uno a brevissimo anche su Don Lorenzo Massa, abbiamo fatti già alcuni e le regioni ci stanno proponendo storie, è un modo per ricordare gente italiana che ha fatto cose importanti, il primo l'abbiamo fatto con Cesidio Perruzza, Cesidio Perruzza partì da San Donato Valdicomino, era un operaio, è andato in America a New York per fare il Rockefeller Center, e a un certo punto nel 1931 dopo la grande crisi del 1929 voleva ringraziare Rockefeller perché gli continuava a dare la paga che rimandava alla sua famiglia a San Donato, e per ringraziarlo c'era un albero lì, una bete, lui prese la carta argentata dei detonatori che usava per far esplodere la pietra per costruire il Rockefeller Center, e decorò l'albero, pertanto fu il primo albero di Natale di Rockefeller Center che ora è famoso in tutto il mondo, fu grazie appunto a Cesidio Perruzza e al suo lavoro, è una cosa che abbiamo lanciato proprio a dicembre quest'anno, ha avuto un grande successo in tutti i giornali internazionali perché è davvero una bella storia italiana. Presidente Masini, grazie. Grazie a voi, buon lavoro e complimenti per quello che fate.
Ospite

Paolo Masini

Paolo Masini è Presidente della Fondazione Museo Nazionale dell'Emigrazione Italiana (MEI) di Genova, istituzione nata dall'accordo tra Ministero della Cultura, Regione Liguria e Comune di Genova. Con oltre 130 protocolli d'intesa firmati, guida i progetti di valorizzazione della diaspora italiana nel mondo, tra cui il museo itinerante May Experience Room e il Civico delle Radici.

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