VOCI IN VIAGGIO · EP 18

Voci in Viaggio Ep 18: Li Matti di Monteco'. La memoria attraverso il folklore. Intervista con Monia Scocco

Come la tradizione popolare marchigiana diventa strumento di memoria e identità: il gruppo Li Matti di Montecosaro porta il saltarello e i canti della Valdichenti fino a Sanremo e all'Argentina.

10 min · 9 febbraio 2026

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Il gruppo folk Li Matti de Montecò di Montecosaro (MC) custodisce e diffonde le tradizioni popolari marchigiane da quasi vent'anni, portando il saltarello e i canti della Val di Chienti ben oltre i confini regionali. Monia Scocco racconta come la cultura orale diventi collante di comunità, anche per la diaspora: dalla collaborazione con un gruppo folk di Rosario al Festival della Collettività, fino alla doppia presenza a Casa Sanremo. Un episodio che intreccia memoria, emigrazione marchigiana e trasmissione generazionale del patrimonio immateriale.

Trascrizione

Trascrizione integrale

Ospite di Radio 22 Radice Migra e Storie oggi Monia Scocco, rappresentante del gruppo Limatti di Montecò. Montecò è una cittadina in provincia di Macerata che ha una tradizione che dice che è piena di matti. Grazie per l'invito. A Montecò c'è proprio un detto che racchiude tutti gli abitanti di Montecò. A Montecò se non si matto non tegevò e se non si matto bè non tegevò bègnè. C'è una tradizione? Sì, attorno a questo appellativo, a questo detto popolare ci sono varie leggende più o meno accreditate, più o meno storiche. Una di queste leggende vuole che nel periodo della peste gli abitanti dei paesi limitrofi scappavano tutti perché erano appestati, malati. I cittadini dei paesi vicini a Montecosaro invece li scacciavano, gli abitanti di Montecosaro li accoglievano dentro le proprie mura. E questo è valso loro l'appellativo matti perché hanno rischiato pur di accoglierli dentro le proprie mura. Quindi un atto di coraggio che noi abbiamo ripreso e abbiamo volutamente dato al gruppo. Ora oltre ad essere un gruppo focloristico è un gruppo di cultura popolare, tanto da sforare i confini nazionali. Diciamo che il gruppo Limatti di Montecosaro è nato nel 2007 su iniziativa di alcuni giovani all'epoca, ma soprattutto di un signore mio padre Claudio Scocco che ha fondato il gruppo. E ha ripreso tutte le testimonianze di un altro gruppo esistente negli anni 70 a Montecosaro Scalo, il gruppo folk Valdichenti di cui lui faceva parte. Poi c'era anche mio nonno che è stato suonatore di organetto per oltre 50 anni. Quindi diciamo che abbiamo ripreso tutte le testimonianze, tutti i canti, tutti i racconti che ci sono stati tramandati da alcuni anziani del territorio della Valdichenti. E poi da quasi 20 anni portiamo un po' ovunque la tradizione e la cultura popolare marchigiana, non solo partecipando a feste, eventi, manifestazioni varie, ma collaborando con associazioni più o meno del territorio ma anche oltre i confini regionali proprio per promuovere la tradizione popolare marchigiana. Ora siccome Monia noi parliamo di emigrazione, la nostra radio parla di storie di emigrazione, diciamo pure che Matteo e Monteco si sono distinti da questo punto di vista per collaborazione con gruppi anche in Argentina mi sembra. Esattamente, ormai più di due anni fa è nata anche questa bellissima collaborazione sia col Museo dell'Emigrazione Marchigiana sia con l'Associazione Italia Marche che cura proprio tutta la tradizione e l'emigrazione marchigiana, un po' la riscoperta delle radici. E attraverso questa collaborazione abbiamo esteso anche la conoscenza con un gruppo folk di Rosario, il gruppo folk argentino e lo scorso anno, proprio in questo periodo, abbiamo avuto l'occasione di poterli incontrare, di poterli accogliere a Montecosaro organizzando proprio un evento sull'emigrazione marchigiana in Argentina. Ed è stata una bellissima occasione sia di promozione sia di incontro e di conoscenza, anche perché con questa collaborazione abbiamo potuto far conoscere e portare il saltarello marchigiano ad una delle feste più importanti d'America, ovvero il Festival della Collettività di Rosario che si svolge tutti gli anni nel periodo di novembre e in quell'occasione il gruppo folk di Rosario si è esibito nel saltarello che abbiamo imparato. La musica come collante in generale di culture anche differenti o nel caso nostro di culture simili ma distanti geograficamente, cosa fanno, cosa suonano i matti di Montecosaro? Diciamo che le musiche e la tradizione orale marchigiana sono essenzialmente, si basano, sono suonate con strumenti tipici della tradizione e uno su tutti è l'organetto. L'organetto è nato proprio qua nelle Marche a Castelfidardo quindi essenzialmente gli strumenti appunto sono l'organetto e gli altri di accompagnamento come il tamburello marchigiano, il cembalo, le nacchere, sono tutti strumenti di accompagnamento che sono stati costruiti artigianalmente in legno e servono proprio ad accompagnare la musica popolare. Bisogna aggiungere che l'organetto come altri strumenti sono stati simbolo dell'identità di tutti i nostri immigrati accanto al focolare o nelle riunioni domestiche, familiari eccetera. E poi c'è il saltarello, cos'è per chi non lo conosce? Sì, il saltarello è il ballo popolare tipico marchigiano, è quello che ci caratterizza e identifica rispetto alle altre regioni nazionali. È un ballo di corteggiamento che tutti i nostri nonni un tempo ballavano perché lo stesso mio nonno ha conosciuto mia nonna ballando il saltarello. Attraverso questo ballo e questo canto un tempo ci si parlava, ci si incontrava, quindi era un'identità forte che ha permesso a tante generazioni di vivere momenti di allegria, spensieratezza ma anche di vivere una vita fatta di condivisioni e di semplicità allo stesso tempo. Viene anche identificato come il ballo delle fate perché attorno a questo ballo c'è un'antica leggenda che richiama proprio alla fata Sibilla, quindi c'è proprio tutta una storia dietro a questo ballo che deriva dalla tradizione marchigiana ma che risale a tanti anni fa. Possiamo dare una chicca, i Montecocchi ormai sono conosciuti a livello nazionale e internazionale e sono diventati celebri in Italia per la partecipazione a Sanremo due anni fa? Lo scorso anno. E quest'anno ritornerete. Esattamente, lo scorso anno soltanto il gruppo dei ragazzini è stato selezionato per esibirsi in una piccola dimostrazione a casa Sanremo, quindi al Palafiori durante il festival di Sanremo. Quest'anno lo stesso direttore artistico ci ha riselezionato e rivoluto come unico gruppo folche nazionale ma questa volta per fare uno spettacolo più completo, uno spettacolo fatto non solo di balli, non solo di saltarello ma uno spettacolo di 30 minuti fatto di canti, balli e anche racconti in dialetto marchigiano. Quindi è una bellissima occasione di promozione anche perché quest'anno è visibile anche sulla TV, sul digitale terrestre a casa Sanremo e sarà proprio in quei giorni durante il festival. Quindi questo quest'anno, il prossimo anno pensate di concorrere al non per vincere il festival? Chissà, vedremo. Poi avete un'ampia attività non solo di ricerca in generale ma didattica, quindi serve anche per i giovani, per i bambini. Sì, sicuramente. Nel corso di questi anni ci siamo prodigati anche per lasciare una testimonianza alle generazioni future. Quindi grazie a tutti gli iscritti, alle testimonianze che abbiamo ripreso al gruppo Valdichienti abbiamo deciso di pubblicare dei libri con una casa editrice marchigiana, dei libri proprio delle raccolte dei canti di un tempo. Questi canti sono stati ricercati e suddivisi in un modo ben preciso, cioè nel modo in cui venivano intonati una volta. Cioè in base alle stagioni c'erano dei canti ben specifici. Quindi c'è tutto un lavoro di ricerca dietro alla quale abbiamo dato un'impronta. Quindi con questa pubblicazione dei libri che portiamo nelle scuole, che promuoviamo sia nelle scuole di infanzia che primarie. Lo so che siete stati già in questa straordinaria realtà che è il MEMA, il Museo dell'Emigrazione Marchigiano, il Museo Regionale. Ritornerete credo presto per qualche spettacolo per unire il folklore locale al folklore degli emigrati. Perché no? Proprio lo scorso anno abbiamo fatto in questi anni diversi appuntamenti. Lo scorso anno un bellissimo evento proprio sull'emigrazione anche qua nel periodo di maggio, scoprendo appunto, avendo la possibilità di scoprire le nostre radici con ricercatori nazionali. Quindi chissà, saremo ben contenti di portare avanti questa collaborazione. Benissimo, grazie Emonia e ti aspettiamo per un nuovo podcast presto. Grazie a voi.
Ospite

Monia Scocco

Monia Scocco è insegnante di saltarello e balli popolari marchigiani, suonatrice di organetto e figura centrale del gruppo folk Li Matti de Montecò di Montecosaro (MC), fondato nel 2007 dal padre Claudio Scocco. Coautrice del volume <em>Un salto nel folklore</em> (Giaconi Editore, 2025), è attiva nella ricerca e trasmissione della cultura popolare marchigiana nelle scuole e in contesti internazionali.

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