VOCI IN VIAGGIO · EP 19

Voci in Viaggio Ep 19: Una maceratese nel Corno d'Africa. Intervista con Maria Cristina Pasquali

Docente maceratese e giornalista pubblicista, Maria Cristina Pasquali racconta dodici anni di insegnamento ad Addis Abeba e le storie degli italiani — spesso marchigiani — che vivono e lavorano all'estero.

14 min · 18 febbraio 2026

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Maria Cristina Pasquali, docente di lingua inglese del Ministero degli Esteri e giornalista pubblicista di Macerata, è l'ospite di questo episodio dedicato alla diaspora marchigiana nel mondo. Dall'esperienza di dodici anni alla scuola italiana di Addis Abeba è nato il libro Addis Abeba. Fine di un'epoca (Edizioni Simple), che ricostruisce il contributo italiano allo sviluppo della capitale etiope in un'epoca poco trattata dalla storiografia scolastica italiana. Nella conversazione emergono anche le cinquanta interviste realizzate da Pasquali per le Cronache Maceratesi a studenti e lavoratori marchigiani all'estero, con una riflessione sul difficile raccordo tra nuove migrazioni e comunità storiche.

Trascrizione

Trascrizione integrale

Una passione per le storie, Maria Cristina Pasquali, docente di lingua e letteratura inglese e collega giornalista. Si occupa soprattutto di italiani nel mondo e narra delle stupende storie sulle vicende di questi italiani. E' in collegamento con noi per Radio 22 Radice Migra Storie. Buongiorno Maria Cristina. Buongiorno Giovanni. Buongiorno. Allora, dicevamo appunto di questa tua passione, hai fatto moltissime interviste per i marchigiani all'estero, italiani io dico italiani all'estero, ma sono marchigiani spesso, hanno avuto successo. Raccontaci un po' le tue storie, le tue interviste in tutti questi anni. Beh va bene, bisogna che comincio proprio da quando ero piccola perché fin da allora, quando mia zia mi insegnava già i primi rudimenti della lingua francese, io già dimostravo una grande passione per questo campo, cioè per studiare le lingue. Da lì poi all'università ho scelto lingua estraniera, quindi mi sono laureata e sono diventata professoressa. A un certo punto ho vinto un concorso al ministero degli esteri e sono andata a insegnare nelle nostre ex colonie, esattamente nella capitale l'Etiopia di Sabeba. È stato un salto gigantesco, però è stata anche una fonte inesauribile di curiosità. Diciamo che questa finestra sul mondo sarà già aperta nelle mie scorrivane in Europa anche per studiare le lingue, ma è diventata veramente molto affascinante quando sono andata in Africa. Poi hai scritto un libro di cui parleremo dopo di grande successo, ma continuiamo su questo discorso dei marchigiani all'estero. I marchigiani all'estero sono stati un argomento che è venuto fuori più che altro dopo il mio ritorno a Macerata, in Italia, perché piaceva studiare proprio questi programmi che ormai anche c'erano a livello universitario di Erasmus. Mi è capitato di conoscere tantissimi studenti per varie ragioni e questi studenti che provenivano per la maggior parte dalle nostre zone, molti di loro erano andati a finire all'estero e qualcuno c'era anche rimasto. Riuscendo a avere vari contatti, ho realizzato per le croniche maceratesi una cinquantina di interviste e questi si rivolgevano prevalentemente a studenti oppure lavoratori oppure addirittura maceratesi che si erano anche installati come vita all'estero. Cosa ne tratta Maria Cristina in particolare? Dovendo fare una sintesi, è una comunità alla nostra questa o no? Io credo che il maggiore difetto venga proprio da noi, cioè dalla provincia, perché non c'è abbastanza, perlomeno finora non c'è stato abbastanza interesse e anche abbastanza intelligenza per capire quanto potevano essere utili questi contatti, quanto potevano non solo creare una comunità ma anche portare dei benefici, presentando la nostra realtà sia da un punto di vista sociale che anche a un punto di vista economico, produttivo. Ci sarebbero stati tanti sbocchi, però questo è rimasto sempre un pochino insordino. Ovviamente gli studenti e anche i lavoratori sono molto presi anche da, soprattutto dalla loro realizzazione, vanno e andrebbero diretti a aiutarti a creare una connessione. Insomma sono un po' staccati l'uno dall'altro. No, diciamo non è che sono staccati, anzi erano molto curiosi. Gli uni e gli altri, questi articoli avevano anche 15.000 letture. No, io parlo dei marchigiani all'estero, li vedi, insomma andrebbero incrementate un pochino le connessioni secondo te o no? Ho capito male. Per gli studenti e lavoratori attuali, allora la connessione è abbastanza forte, mentre invece è un po' più problematica tra le comunità storiche che esistono già e di cui ci sono i rappresentanti, tra l'altro. Ho capito. Poi se vuoi che ti racconto la storia di qualcuno, posso anche raccontare qualche maggiore dettaglio. Magari quella che ti è rimasta più impressa. Ma per esempio dei studenti e lavoratori mi è rimasta impressa in particolare la storia di una pizzeria a Via Cairo e Corso Caroli, a Macerata, che sono arrivati fino a Brisbane e ne hanno aperta una là, dopo varie traversie. E tra l'altro mi sembra che la ragazza facesse pure parte di una radio regionale che si rivolgeva addirittura a canatesi, cingolani, gente che viveva là o che stava là da tantissimo tempo. Esistono queste realtà nei vari continenti. Magari ci porti qualche testimonianza, Maria Cristina, anche nei prossimi podcast. In ogni caso io vorrei... No, in particolare riguardo invece a quello che sono i rappresentanti, cioè i presidenti delle varie comunità italiane, cioè marchigiane all'estero, quelli li ho intervistati tutti e in particolare mi piaceva ricordare Lattanzi, perché questo pare che si chiama Roberto Lattanzi, non mi ricordo esattamente, è un ragazzo ormai vicino ai 40 anni, penso, quindi giovane, che proviene da Porto Sant'Elpidio e che ha fatto una bella carriera universitaria. Questo ragazzo adesso è praticamente il presidente della comunità a New York e quindi nella zona degli Stati Uniti. Rispetto agli altri ovviamente è molto più avanzato, perché ha un'età diversa e quindi può portare novità. Gli altri invece sono tutti persone che provengono da emigrazioni storiche, da emigrazioni precedenti, che comunque dal mio punto di vista sono interessantissimi. Io racconterei le storie di tutti e infatti queste le ho già intervistate. Le hai già pubblicate. Ora vorrei parlare del tuo libro Adissa Beba fine di un'epoca. È un libro che ha avuto successo e che vorrei ricordare i complimenti anche dalla Sorbona di Parigi, giusto per dare il livello e il posto che merita questo libro, in cui parli di una parte dimenticata della storia. Di cosa tratta il libro? Allora guarda, quando io mi trovavo in Africa, esattamente appunto in Etiopia, immediatamente avevo tanta curiosità di conoscerla meglio quella storia che ci legava a quel paese, perché nei nostri libri storia non si studiava. Almeno io non l'ho studiata perché veniva negata la conquista e venivano negate tante altre cose. Oggi ho ascoltato che perfino gli eventi estriani non se ne era mai parlato prima nei libri stori. Un argomento un po' scomodo, certo. Quindi sei partita primo ministro Salessi? No, nel libro. Intanto è venuto fuori perché c'è stato un progetto interdisciplinare che voleva insegnare la storia della città. Quindi io l'ho fatta in inglese, poi c'è stato chi l'ha fatta in italiano, storia e in altre materie. Era un modo per conoscere meglio questa storia, che effettivamente, ti dico la verità, all'epoca in cui andai giù io non esisteva neppure una guida. Era uscita da poco una guida del semplice sull'Etiopia che però nessuno conosceva. Quindi io stessa ero tavola rasa. Quindi questo progetto mi è servito anche a me per conoscere la storia del paese, la storia della città in particolare e per farla conoscere anche ai ragazzi che erano sia italiani che stranieri, che medici e locali. Quindi c'era un po' di tutto nelle nostre classi. Quindi all'inizio siamo partiti facendo addirittura delle interviste ai capi delle comunità. Perché non esisteva tante cose su cui basarsi, a parte gli eventi bellici, storici così molto generici. E poi da lì io sono passata a fare delle interviste ad altri personaggi. Per esempio il presidente della comunità e gli universitari, perché poi subito dopo scoppiò anche nel 1998, scoppiò la guerra fra Etiopia e Eritrea per motivi bellici, per motivi di confine scusa. E quindi anche lì dovevo sapere l'opinione di questo e di quell'altro. Ma era anche molto difficile perché essendo un paese abbastanza, come dire... Decontrasti sociali? No, il governo si proclamava socialista ma era piuttosto dirittadoriale. Quindi non si avevano notizie, se non di parte, capito? Quindi si faceva fatica a capire. E quindi questo è stato tutto un lavoro che io ho fatto mentre stavo laggiù e non pensavo ancora di farci un libro. Poi alla fine è venuto fuori un libro che però non ha volutamente toccato il discorso della invasione italiana, perché su quello sono stati scritti fiumi di libri, mentre invece interessava moltissimo l'opinione della gente anche sulla conquista italiana. Quindi un libro, Maria Cristina, ideale per cooperanti, volontari, diretto per la conoscenza di quel paese. Cosa ti rimane della tua esperienza nel Corno d'Africa? Ma quello che mi è rimasto è stata una grande ricchezza, lo potrei definire così, perché è stata un'esperienza umana, è stata un'esperienza storica, è stata un'esperienza professionale, è stata un amore anche per quei paesaggi. Anche se noi vivevamo in città, però io l'ho girata parecchio, quindi anche questo Mal d'Africa in qualche modo è venuto fuori. E poi devo dire, per essere sincera, dato il mio taglio internazionale, anche per la mia laurea in lingua e letteratura straniera, è stata una miniera inesauribile di conoscenze con persone che avevano altre esperienze, per esempio tutta la comunità internazionale, delle varie ambasciate, delle varie NGO, per esempio le Nazioni Unite, gli stranieri erano anche una città nella città, quindi per me una fonte inesauribile di conoscenza. E anche, e ovviamente, tutto l'aspetto umanitario che ho coltivato soprattutto attraverso la visita di NGO e anche di missioni cattoliche, in particolare noi abbiamo quella di Canadia e Lorento che è famosissima e che qui da noi, ma anche laggiù, fa un gran bene. Benissimo, Maria Cristina, per ora ti ringraziamo, ti aspettiamo a Radio 22 Radice Migratorie per qualche racconto di marchigiani all'estero. Per adesso, intanto, buon lavoro e buona scrittura. Grazie, grazie a voi, anzi facciamo i complimenti per questa iniziativa che già sto seguendo e continuerò a seguire, perché questi argomenti per me sono di grandissimo interesse, quindi speriamo di tenerci in contatto. Senza altro, grazie, grazie e a presto. Grazie.
Ospite

Maria Cristina Pasquali

Docente di lingua e letteratura inglese del Ministero degli Affari Esteri e giornalista pubblicista originaria di Macerata, Maria Cristina Pasquali ha insegnato per oltre dodici anni alla scuola italiana di Addis Abeba. È autrice di <em>Addis Abeba. Fine di un'epoca</em> (Edizioni Simple) e di <em>I miei dodici anni in Etiopia nel Corno d'Africa e dintorni</em>, oltre a una serie di interviste agli italiani all'estero per le Cronache Maceratesi.

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